22 aprile 2020

Ri-usciamo

Per consolarci degli effetti negativi del lockdown progettiamo il futuro personale e collettivo, credendo che il contagio sia una punizione per le malefatte di un’umanità che forse non si poteva più definire tale.

E siccome in lontananza ci sembra di vedere la colomba che annuncia la fine del diluvio universale, pensiamo che questo periodo di penitenza ci abbia insegnato molto: vogliamo recuperare la socialità che peraltro avevamo abbandonato per il solipsismo della rete e delle fiction televisive. Crediamo di aver vissuto tutti allo stesso modo la quarantena, come se vivere in un quartiere dimenticato, in cinque persone in sessanta metri equivalesse a ad abitare in una grande casa, con un grande terrazzo e magari un grande giardino. Crediamo di essere diventati tutti più poveri in maniera quasi eguale, dimenticando che molti hanno perso il lavoro o hanno perso un pezzo importante della propria retribuzione. Abbiamo contribuito a crowfounding importanti per le nostre strutture sanitarie, dimenticando che si è aggravata la fame nel mondo e che ogni minuto muoiono tre bambini per denutrizione.

Abbiamo lamentato di non poter assistere i nostri cari e di non poterli seppellire come meritavano e ci dimentichiamo che le guerre cosiddette locali continuano.

Perché dunque dovremmo credere che il mondo cambierà: avidità, egoismo, disprezzo per i diversi, aggressività individuale e collettiva sono pulsioni che non riusciamo a sopprimere, da Caino in poi.

Forse dobbiamo limitare i nostri sogni di un’umanità redenta e limitarci a qualche modesta proposta, nel segno di Johnatan Swift. Cambiare qualcosa perché tutto (o perlomeno molto) cambi, con buona pace del principe di Salina.

Cominciamo a pensare che il rispetto sia l’unità di misura etica per tutti: rispetto per sé stessi, per gli altri per l’ambiente.

Cominciamo a pensare che l’economia recuperi la propria supremazia sulla finanza e che dunque ogni impresa, multinazionali incluse, siano sottoposte alle regole, anche tributarie, uguali per tutti.

Cominciamo a pensare che in questi mesi ci siamo mossi di meno e questo ha reso più pulita la nostra aria e meno tesi i nostri nervi.

Etica, osservanza delle regole, rispetto per l’ambiente sono alla portata di ciascuno di noi e possono essere praticati da subito, senza sperare in mutamenti caratteriali miracolosi, ma confidando nella emulazione delle buone abitudini.

Il modesto (?) obbiettivo principale è di ridurre le diseguaglianze, a partire dai comportamenti dei singoli; ridurre le micidiali conseguenze di un mercato sfrenatamente libero, a partire dal comportamento di ogni imprenditore, la cui fantasia innovativa gli consente di competere con i colossi; chiedere al risparmio familiare di sostenere lo sforzo comune investendone una parte a favore della comunità, con la sottoscrizione di titoli garantiti e non di mirabolanti prodotti finanziari insicuri; ricostruiamo la scuola per formare giovani adeguati a tempi difficili; portiamo la cultura a casa di tutti e l’amore per il bello nella testa di ognuno.

E così via sognando di cambiare giorno per giorno le abitudini di ciascuno. Perché l’essere umano non cambia mai, salvo assumere abitudini diverse per adattarsi al cambiamento. Ce lo insegna Darwin.



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